Calende
Mi rendo conto che la pausa fra un post e l'altro stia ormai assumendo dimensioni bibliche. Poco è il tempo che negli ultimi mesi ho dedicato all'aggiornamento del sito e la necessità, a breve, di fare importanti scelte di vita limita le risorse, soprattutto mentali; dovrebbe comunque essere, mi auguro, una fase a termine. Sembra contraddittorio ma mentre ho ridotto l'attività in questo spazio ho più o meno mantenuto la presenza, anche attiva, in altri contesti. A chi, dopo aver visitato queste pagine vuole ripartire verso altre mete, segnalo le mie abituali letture:
Punto Informatico
Il blog di Massimo Mantellini
DistroWatch News (Linux e altri *nix)
Macchianera
Il Blog di Beppe Grillo
Network Games di Giuseppe Caravita
Il Blog di Antonio Di Pietro
Petrolio di Debora Billi
VogliadiTerra
La Leva di Archimede
Cineblog
Travelblog
L'isola di Capo Passero
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Nell'estrema Sicilia sud orientale, spartiacque fra i mari Ionio e Mediterraneo, davanti al piccolo paese di Portopalo, in provincia di Siracusa, c'è una piccola isola situata a circa trecento metri dalla costa che prende nome dal vicino Capo Passero. In condizioni favorevoli di marea e corrente è possibile raggiungerla attraversando il braccio di mare che la separa dalla terraferma senza mai staccare i piedi dal fondo marino e giungendo infine alla meravigliosa spiaggia visibile nella foto.
Nel lato di ponente dell'isola vi sono alcuni edifici di ricovero per i mezzi e le imbarcazioni che venivano utilizzate quando la pesca dei tonni era ancora praticata con metodi tradizionali e molto più compatibili con l'ambiente. Il vicino e caratteristico abitato di Marzamemi era il centro principale di questa attività.
Nel lato di ponente dell'isola vi sono alcuni edifici di ricovero per i mezzi e le imbarcazioni che venivano utilizzate quando la pesca dei tonni era ancora praticata con metodi tradizionali e molto più compatibili con l'ambiente. Il vicino e caratteristico abitato di Marzamemi era il centro principale di questa attività.
Il Gran Cratere di Vulcano
Salire al Gran Cratere di Vulcano è un'escursione di media difficoltà, assolutamente da non perdere, per la quale occorre circa un'ora di tempo. Anche se non ci sono lapilli o colate da vedere, come accade per i vicini Stromboli ed Etna, l'interesse non è inferiore perchè si raggiunge il bordo del cratere con vista della caldera e del tappo sotto il quale si cela il magma. Quì l'attività ha infatti una natura diversa, esplosiva come quella del Vesuvio, che mascherata da una calma apparente è invece molto più pericolosa perchè trattiene le alte pressioni sotterranee sino al punto di rottura.
Nell'arcipelago c'è ancora memoria dell'ultima devastante eruzione di Vulcano avvenuta nel 1888, dopo la quale molte delle persone che abitavano l'isola se ne andarono e non vollero più mettervi piede. Nonostante ciò, l'incauto assalto urbanistico perpetrato a partire dagli anni '50 è stato tale che in alcuni mesi estivi le presenze sull'isola arrivano a circa ventimila unità e considerando che nel XVIII e XIX secolo fra le eruzioni intercorsero in media cinquanta anni e che dall'ultima ad oggi ne sono passati oltre cento non c'è da stare tranquilli.
Dal Porto di Levante, attracco dei traghetti che giungono all'isola, seguendo la strada principale che l'attraversa longitudinalmente sino a Gelso, la punta meridionale, in breve si raggiunge il fianco del cratere. Superata una curva a 90 gradi, da sinistra partono alcuni sentieri facilmente identificabili che, attraversato un breve tratto di macchia, confluiscono a varie altezze nella prima rampa di salita. In questo tratto si cammina su fondo sabbioso costituito dai residui del materiale eruttivo e nei dintorni è possibile identificare le numerose "bombe" laviche che caratterizzano e rendono così pericolosa l'attività di Vulcano. Continuando per tornanti e percorrendo un tratto intermedio scavato nel fianco del cratere, libero da depositi ma fortemente eroso, in prossimità della bocca il sentiero cambia pendenza e diventa agevole.
Giunti sul ciglio si può ammirare lo spettacolo del cratere, che alla massima altezza presenta un diametro di 500 metri, il cono e la caldera. Da questo punto nelle giornate limpide è visibile tutto l'arcipelago. Non fatevi tentare dalla discesa all'interno del cratere, anche se scorgete passi o sentieri tracciati: rischiereste di imbattervi in gas tossici che ad alte concentrazioni non sono percettibili. È invece possibile percorrere interamente la circonferenza del cratere (meglio se in senso orario perchè più identificabile) facendo attenzione ai tratti dove vi sono fumarole che in modo intermittente rilasciano vapori ad alta temperatura. Il percorso di discesa è lo stesso della salita.
Nell'arcipelago c'è ancora memoria dell'ultima devastante eruzione di Vulcano avvenuta nel 1888, dopo la quale molte delle persone che abitavano l'isola se ne andarono e non vollero più mettervi piede. Nonostante ciò, l'incauto assalto urbanistico perpetrato a partire dagli anni '50 è stato tale che in alcuni mesi estivi le presenze sull'isola arrivano a circa ventimila unità e considerando che nel XVIII e XIX secolo fra le eruzioni intercorsero in media cinquanta anni e che dall'ultima ad oggi ne sono passati oltre cento non c'è da stare tranquilli.
Dal Porto di Levante, attracco dei traghetti che giungono all'isola, seguendo la strada principale che l'attraversa longitudinalmente sino a Gelso, la punta meridionale, in breve si raggiunge il fianco del cratere. Superata una curva a 90 gradi, da sinistra partono alcuni sentieri facilmente identificabili che, attraversato un breve tratto di macchia, confluiscono a varie altezze nella prima rampa di salita. In questo tratto si cammina su fondo sabbioso costituito dai residui del materiale eruttivo e nei dintorni è possibile identificare le numerose "bombe" laviche che caratterizzano e rendono così pericolosa l'attività di Vulcano. Continuando per tornanti e percorrendo un tratto intermedio scavato nel fianco del cratere, libero da depositi ma fortemente eroso, in prossimità della bocca il sentiero cambia pendenza e diventa agevole.
Giunti sul ciglio si può ammirare lo spettacolo del cratere, che alla massima altezza presenta un diametro di 500 metri, il cono e la caldera. Da questo punto nelle giornate limpide è visibile tutto l'arcipelago. Non fatevi tentare dalla discesa all'interno del cratere, anche se scorgete passi o sentieri tracciati: rischiereste di imbattervi in gas tossici che ad alte concentrazioni non sono percettibili. È invece possibile percorrere interamente la circonferenza del cratere (meglio se in senso orario perchè più identificabile) facendo attenzione ai tratti dove vi sono fumarole che in modo intermittente rilasciano vapori ad alta temperatura. Il percorso di discesa è lo stesso della salita.
- Veduta del Gran Cratere
- Canalone e resti di bombe vulcaniche
- Accumulo di materiale eruttivo lungo le pendici
- Erosione nella parte media del sentiero
- Panorama su Vulcanello e Lipari
- Lato meridionale del cratere
- Interno del cono vulcanico
- Fumarole
- Fumarole
- Rilevatori dell'attività sismica
- Interno del cono vulcanico
- Forgia Vecchia
- Massima elevazione dell'edificio vulcanico (391m s.l.m.)
- Depositi di zolfo
- Veduta su Lipari e Salina
Lipari
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Google vs Google
Ho provato il servizio AD Sense di Google ma dopo alcuni giorni, riflettendo sulle motivazioni di questa scelta, ho deciso di toglierlo. Non desidero contribuire all'incremento della pubblicità sul web, che personalmente cerco di evitare in ogni modo utilizzando Firefox con AD Block, e considerando che mantenere questo sito non è certo gravoso dal punto di vista economico non riesco proprio a capire cosa mi sia saltato in testa. E poi restiamo stupiti di quanti voti prende il Caimano ...
Premesso ciò, sono invece un utilizzatore estasiato di Google Maps; non c'è altra cosa sulla rete che più mi attragga. A proposito ... sapete chi vive e se qualcuno è mai stato nella località della foto quì sotto?
Premesso ciò, sono invece un utilizzatore estasiato di Google Maps; non c'è altra cosa sulla rete che più mi attragga. A proposito ... sapete chi vive e se qualcuno è mai stato nella località della foto quì sotto?
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S. Antioco
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(Coda di Cavallo) |
Escursione al Volterraio
Di tante occasioni che ho avuto di visitare l'Elba, per un motivo o per l'altro non ero mai salito al Volterraio. Partendo da Portoferraio, arrivati in località Magazzini si prende la ripida strada che conduce a Rio nell'Elba superando la dorsale orientale dell'isola: il sentiero inizia da un piccolo parcheggio per auto che si trova sul lato di sinistra, a sud del castello ed a circa un chilometro dal valico. È una escursione senza eccessive difficoltà, di 45 minuti per tratta, che si compie anche con normali calzature sportive facendo comunque attenzione alla friabilità del terreno, specialmente in discesa.
In questa stagione la prima parte del sentiero è fiancheggiata da una rigogliosa vegetazione a macchia su cui prevalgono i profumi del Cisto Marino, della Lavanda e dell'Elicriso; qualche Leccio isolato consente una pausa dal sole cocente. In breve si giunge ai resti di un muro di cinta, le cui ridotte dimensioni non fanno intuire come fosse in origine; in prossimità vi è un pianoro ed una piccola costruzione, forse un posto di guardia. Oltre questo punto il suolo diventa roccioso e la vegetazione scarsa; la salita verso il castello prosegue a vista su persorso non segnato. Il panorama spazia sull'alto Tirreno sino alla Corsica. Purtroppo, giunti al castello lo si trova pericolante ed in completo abbandono. Non è consigliabile ma è possibile entrarvi arrampicandosi sino all'ingresso oppure da una bassa breccia presente nelle mura del lato ovest.
In questa stagione la prima parte del sentiero è fiancheggiata da una rigogliosa vegetazione a macchia su cui prevalgono i profumi del Cisto Marino, della Lavanda e dell'Elicriso; qualche Leccio isolato consente una pausa dal sole cocente. In breve si giunge ai resti di un muro di cinta, le cui ridotte dimensioni non fanno intuire come fosse in origine; in prossimità vi è un pianoro ed una piccola costruzione, forse un posto di guardia. Oltre questo punto il suolo diventa roccioso e la vegetazione scarsa; la salita verso il castello prosegue a vista su persorso non segnato. Il panorama spazia sull'alto Tirreno sino alla Corsica. Purtroppo, giunti al castello lo si trova pericolante ed in completo abbandono. Non è consigliabile ma è possibile entrarvi arrampicandosi sino all'ingresso oppure da una bassa breccia presente nelle mura del lato ovest.
- Il Volterraio visto da est, dalla sommità della strada per Rio nell'Elba
- L'inizio del sentiero
- Veduta del castello da sud, a circa metà percorso
- Si sale con veduta sulla rada di Portoferraio
- In prossimità del castello
- Ingresso e piombatoio
- Tratto interno delle mura perimetrali
- Il lato nord del castello
- Veduta di Portoferraio
Mani esperte
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(con spettatori interessati) |
Elba
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Il prossimo fine settimana sarò a Morcone, località dell'Isola d'Elba situata alla base della penisola di Capo Stella, con gli amici ed istruttori di yoga Roberto e Cecilia ed altri allievi della loro palestra per partecipare ad uno stage tenuto dal maestro Renato Turla.
Peak Oil
Alcuni ricercatori del National Energy Technology Laboratory (NETL), unità dello U.S. Department of Energy (DOE), hanno fatto il punto sull'imminente crisi delle risorse petrolifere, di cui, con l'aumento dei prezzi, stiamo già cogliendo i primi effetti. Le loro conclusioni sono pubblicate in questo documento di 91 pagine.
Il periodo storico con energia a buon mercato è probabilmente finito ed entro pochi decenni si imporranno radicali trasformazioni economiche e sociali. Nel nostro paese, vista l'alta dipendenza dalle importazioni, sarebbe ancor più necessario intraprendere al più presto rigorose politiche di risparmio energetico ed incrementare la ricerca scientifica. Possiamo ancora evitare un medioevo post tecologico ma il tempo che ci rimane è contato.
Il periodo storico con energia a buon mercato è probabilmente finito ed entro pochi decenni si imporranno radicali trasformazioni economiche e sociali. Nel nostro paese, vista l'alta dipendenza dalle importazioni, sarebbe ancor più necessario intraprendere al più presto rigorose politiche di risparmio energetico ed incrementare la ricerca scientifica. Possiamo ancora evitare un medioevo post tecologico ma il tempo che ci rimane è contato.
Grotta delle Viole
Bue Marino a parte, che penetra orizzontalmente per oltre settanta metri nel cuore dell’isola ed è interamente percorribile con una piccola imbarcazione fino alla spiaggetta di fondo che ospitava i placidi mammiferi, le rimanenti grotte situate lungo il perimetro di San Domino sono in realtà spaccature o cavità prodotte dall'erosione marina e da cedimenti della costa rocciosa. È il caso della sorprendente Grotta delle Viole, una delle principali attrattive dell'arcipelago, nella quale la luce del sole si insinua e rende trasparenze dai colori ammalianti.
Situata poco a nord di Cala Zio Cesare, nel versante sud orientale, si individua agevolmente solo navigando vicino alla riva poiché l’ingresso è basso e quasi perpendicolare ad essa. Un tunnel di circa venti metri conduce ad una piscina a cielo aperto racchiusa per tre lati nella linea di costa e limitata per il quarto, rivolto al mare aperto, da scogli affioranti.
Situata poco a nord di Cala Zio Cesare, nel versante sud orientale, si individua agevolmente solo navigando vicino alla riva poiché l’ingresso è basso e quasi perpendicolare ad essa. Un tunnel di circa venti metri conduce ad una piscina a cielo aperto racchiusa per tre lati nella linea di costa e limitata per il quarto, rivolto al mare aperto, da scogli affioranti.
visita della grotta (5 immagini)
Un passaggio segreto
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La toponomastica delle Isole Tremiti suggerisce la presenza in loco della foca monaca, i cui avvistamenti, secondo le cronache locali, sarebbero proseguiti nell'arcipelago fino ai primi anni cinquanta e occasionalmente continuano nelle limitrofe acque dalmate. La grotta che ne mantiene vivo il ricordo, posta nel lato sud ovest di San Domino, alla base dell'alta Ripa dei Falconi, custodisce tuttavia una particolarità poco conosciuta e forse mai verificata con certezza. Sul libro Isole Tremiti, Sassi di Diomede (Mursia Editore, 1979), l'autore Enzo Mancini rivela l'esistenza di uno stretto cunicolo lungo un centinaio di metri che partendo dall'interno della grotta, in prossimità del fondo, salirebbe fino alla superficie dell'isola affiorando in località Colle del Romito.
Global warming

Lo scorso numero di Time Magazine, dedica la storia di copertina al drammatico fenomeno del riscaldamento planetario ed all'inerzia che ci pervade tutti nel cambiare uno stile di vita che comunque non è destinato a poter durare nel tempo. A misura ed a monito di quanto stia avvenendo riprende una fotografia di Greenpeace che ritrae l'Upsala Glacier, sito nelle Ande dell'Argentina meridionale, com'era nel 1928 in confronto al 2004.
San Pietro
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I Cistercensi di San Nicola

Le ragioni della scomparsa dei Cistercensi dalle Isole Tremiti dopo oltre un secolo di permanenza non sono ancora chiare. La prima ricostruzione attribuisce la causa ad una truffaldina strategia dei pirati che si ispira a quanto raccontato da Omero sulla conquista di Troia; la seconda ad un volontario abbandono da parte dei monaci.
Questa la storia: Almogavaro, capo pirata slavo, avuto notizia degli ingenti tesori presenti nell’Abbazia di San Nicola, si fa rinchiudere in una bara piena di armi fingendosi morto e comanda ai suoi uomini di chiederne la sepoltura cristiana sull’isola. I monaci, forse allettati da una sostanziosa offerta in denaro, accettano ma durante il rito funebre vengono assaliti e trucidati.
Questa la storia: Almogavaro, capo pirata slavo, avuto notizia degli ingenti tesori presenti nell’Abbazia di San Nicola, si fa rinchiudere in una bara piena di armi fingendosi morto e comanda ai suoi uomini di chiederne la sepoltura cristiana sull’isola. I monaci, forse allettati da una sostanziosa offerta in denaro, accettano ma durante il rito funebre vengono assaliti e trucidati.
San Nicola
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ed il grande piombatoio visti dal passaggio della Tagliata |
A metà del XIII secolo la ricca comunità di monaci Cistercensi che viveva nell’Abbazia di San Nicola, nelle Isole Tremiti, decise una serie di lavori per fronteggiare i continui assalti dei pirati dalmati e turchi, tra cui l’elevazione di un muro di cinta ed il completamento della "tagliata", opera concepita dai precedenti monaci Benedettini che avrebbe dovuto dividere in due tronconi la piatta superficie dell’isola. Per la difesa di questo punto strategico fu iniziata la costruzione della torre oggi detta "del Cavaliere di San Nicolò" la cui attuale forma deriva da ampie migliorie eseguite dai monaci Lateranensi che vi si stabilirono nel XV secolo.
La pomice di Lipari
Un quarto della superficie di Lipari, più o meno l'intero versante nord est, è costituito da pomice, prodotto di origine vulcanica con struttura spugnosa e basso peso specifico che offre elevate qualità di isolamento termico ed acustico. La pomice ha un colore bianco tendente al grigio e poiché per decenni l'attività estrattiva ha accumulato il minerale pronto per l'imbarco e quello di risulta in prossimità delle spiagge, l'inevitabile dispersione ha cambiato le tonalità del mare dal nero tipico dell'arcipelago ad un insolito azzurro. Questo effetto "Costa Smeralda" rende le spiagge in prossimità delle cave, da nord di Canneto a Punta della Castagna, molto attrattive e frequentate; occorre però cautela per la presenza di vecchi pontili smessi, edifici pericolanti e dune artificiali.
Lipari
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Capri
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I Faraglioni visti da ovest |
Luogo del mito e principale attrazione turistica di Capri, i Faraglioni sono tre: di Terra, alto 111 metri, che protegge il piccolo porto di Tragara, dove si possono ancora scorgere tracce dell'approdo romano; di Mezzo, 81 metri, la cui apertura è percorribile con piccole imbarcazioni; di Fuori, 105 metri, circondato da profondi fondali.
Villa Malaparte
Punta Massullo, nel lato orientale di Capri, raggiungibile percorrendo il sentiero che conduce ai Faraglioni, ospita una singolare abitazione di colore rosso, ritenuta fra i maggiori esempi architettonici del Razionalismo Italiano. Fu aspirazione ed autoritratto di Kurt Erick Suckert, toscano di padre tedesco che in arte scelse di chiamarsi Curzio Malaparte, da egli stesso definita 'casa come me', scrittore, giornalista (direttore de La Stampa, corrispondente del Corriere della Sera), uomo complesso e controverso, nonostante i vincoli urbanistici esistenti nell'isola la costruzione venne concessa grazie ai buoni rapporti e all'interessamento di Galeazzo Ciano, genero di Mussolini (da cui nel 1933 era stato confinato a Lipari per propaganda antifascista e diffamazione di Italo Balbo).
Il progetto fu opera di Adalberto Libera, uno degli architetti realizzatori dell'EUR, a Roma, ma le divergenze ed il progressivo deterioramento dei rapporti con lo stravagante proprietario portarono quest'ultimo a decidere modifiche che trasformarono largamente la stesura iniziale. In linea con la storia di Malaparte anche il destino della villa alla sua morte, avvenuta nel 1957, che volle fosse donata 'al popolo cinese'. In seguito, su ricorso degli eredi, la disposizione testamentaria venne annullata ed a tutt'oggi la proprietà è gestita dalla Fondazione Giorgio Ronchi, sede a Capri, che prende il nome da un nipote di Curzio morto a Firenze nel 1944 durante un bombardamento.
Il progetto fu opera di Adalberto Libera, uno degli architetti realizzatori dell'EUR, a Roma, ma le divergenze ed il progressivo deterioramento dei rapporti con lo stravagante proprietario portarono quest'ultimo a decidere modifiche che trasformarono largamente la stesura iniziale. In linea con la storia di Malaparte anche il destino della villa alla sua morte, avvenuta nel 1957, che volle fosse donata 'al popolo cinese'. In seguito, su ricorso degli eredi, la disposizione testamentaria venne annullata ed a tutt'oggi la proprietà è gestita dalla Fondazione Giorgio Ronchi, sede a Capri, che prende il nome da un nipote di Curzio morto a Firenze nel 1944 durante un bombardamento.
Punta Secca
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Sottile apppendice, meraviglioso palco su Portovenere ed affollata meta estiva, Punta Secca dell'Isola Palmaria è costituita da detriti di roccia e frammenti di Portoro risultanti da decenni, o forse secoli, di attività estrattiva. Il piccolo molo alla base, oggi in cemento, sorge nel punto dove i cavatori sbarcavano ogni mattina per recarsi al lavoro.
Il Portoro
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Isola del Tino |
Il Portoro è un pregiato marmo di colore nero con venature giallo oro, bianche e rosa, presente nell'appendice occidentale del Golfo di La Spezia, che veniva utilizzato già in epoca romana come pietra ornamentale. Nell'oblio dei secoli bui seguenti il crollo dell'impero fu dimenticato, sino al Rinascimento, quando con l'espansione economica e sociale del periodo ripresero anche l'interesse e l'attività estrattiva. Nel 1850 le cave in esercizio erano circa trenta, rappresentavano una delle risorse più importanti della zona ed esportavano il materiale, in blocchi o semilavorato, in tutto il mondo.
Come spesso accade con le risorse naturali, l'estrazione proseguì incessante, favorita dall'alta richiesta, sino al quasi totale esaurimento delle vene. Nelle isole, dove i segni sono più evidenti, le ultime cave furono chiuse all'inizio degli anni '80; quanto svolto oggi è di entità molto ridotta.
In Italia i manufatti ricavati dai blocchi usciti dalle cave di Palmaria e Tino o dai crinali del Muezzerone, alle spalle di Portovenere, ornano chiese e palazzi di La Spezia, Genova, Pisa, Palermo e molte altre località, principalmente di Liguria e Toscana.
Come spesso accade con le risorse naturali, l'estrazione proseguì incessante, favorita dall'alta richiesta, sino al quasi totale esaurimento delle vene. Nelle isole, dove i segni sono più evidenti, le ultime cave furono chiuse all'inizio degli anni '80; quanto svolto oggi è di entità molto ridotta.
In Italia i manufatti ricavati dai blocchi usciti dalle cave di Palmaria e Tino o dai crinali del Muezzerone, alle spalle di Portovenere, ornano chiese e palazzi di La Spezia, Genova, Pisa, Palermo e molte altre località, principalmente di Liguria e Toscana.
Voce al mare

ti sento spesso piangere
fratello mio mare
Quelle onde infrante
quei pensieri infranti
non mancano mai
Hanno sempre fatto parte
di te, ma l'uomo no:
prima non c'era
Anche la tua sorella amata terra
ti è sempre accanto,
e con le tue lacrime la vai rodendo
Quando ti guardo dentro,
vedo l'uomo consumarti il cuore
ma non se ne rende conto
vedo sparire i tuoi abitanti
sempre di più mancano all'appello
ma purtroppo sarà difficile fermarsi
Perché ciò che talvolta
ricopre le tue acque
imbratta anche molto i cuori
Quando si parla di interessi,
l'uomo mette a tacere la coscienza
e finge di essere cieco
Dovrebbe versare qualche lacrima in più
su ciò che ti ha fatto:
e pensare che con te ha coinvolto altri tuoi fratelli
Poesia di Giacomo (13 anni) scritta il 9 dicembre 2005
Ponza
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Questa splendida cala, situata a metà del lato occidentale dell'isola e rinomata per la bellezza dei tramonti dalla quale vi si assiste, prende nome da una tragedia che gli isolani dicono realmente accaduta nella seconda metà del 1800. Una giovane ragazza, Lucia Rosa, innamorata di un povero contadino si lasciò cadere dall'alta costa circostante per il dolore di non poterlo sposare.
Poco al largo dei faraglioni si trova la cosiddetta Secca dei Mattoni, dove negli anni '80 fu rinvenuto il relitto di una nave oneraria romana del I sec. a.C.
Poco al largo dei faraglioni si trova la cosiddetta Secca dei Mattoni, dove negli anni '80 fu rinvenuto il relitto di una nave oneraria romana del I sec. a.C.
Isole della laguna veneta
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Il sito del Comune di Venezia dedica una sezione alle piccole e meno note isole lagunari, spesso dimenticate e in grave stato di abbandono, riportandone le caratteristiche principali e molto spesso una vista aerea. Sono conventi, ospedali, ottagoni fortificati, polveriere, batterie di artigleria o più semplicemente luoghi di pesca e lavoro che raccontano la millenaria storia della Serenissima.
Gallinara
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Veduta dell'isola |
Gallinara è una piccola isola (undici ettari di estensione) del ponente Ligure, situata a circa un miglio dalla costa fra le città di Albenga ed Alassio, in provincia di Savona. Per Strabone e Catone, storici di epoca romana, deve il nome alle numerose galline selvatiche che la popolavano.
Ricoperta da tipica vegetazione mediterranea di cui conserva alcune specie estinte nella vicina terraferma, ha un'altezza di circa 90 metri e pareti rocciose con tendenza a franare che hanno imposto limitazioni alla navigazione. L'isola è riserva naturale regionale ed è di proprietà privata; l'ingresso è consentito per sola necessità.
Ricoperta da tipica vegetazione mediterranea di cui conserva alcune specie estinte nella vicina terraferma, ha un'altezza di circa 90 metri e pareti rocciose con tendenza a franare che hanno imposto limitazioni alla navigazione. L'isola è riserva naturale regionale ed è di proprietà privata; l'ingresso è consentito per sola necessità.
Filicudi
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Strombolicchio
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Strombolicchio si erge a nord est di Stromboli, a circa un miglio di distanza dall'antistante spiaggia di Ficogrande. È uno sperone di roccia alto poco meno di 50 metri e con pareti verticali che rappresenta quanto rimasto del canale eruttivo di un edificio vulcanico distrutto dall'erosione. Sulla cima è stato costruito un faro al quale si accede mediante una scala intagliata nella roccia del fianco occidentale. Caratteristiche le guglie di lava nelle quali l'immaginario locale ha sempre visto mostri pietrificati.
IGM
Costituito pochi anni dopo l'unità d'Italia, l’Istituto Geografico Militare rappresenta la fonte di riferimento cartografico ufficiale del nostro paese. Ha sede a Firenze in un bellissimo palazzo di età rinascimentale affacciato sul viale che cinge la Fortezza da Basso, a pochi passi dalla stazione ferroviaria di S. Maria Novella.
Due sono le serie della Carta d'Italia d'interesse anche per uso escursionistico: quella avente scala 1:25000, realizzata a partire dall'immediato dopoguerra sino a metà degli anni '60 e quindi non aggiornata rispetto allo sviluppo urbano, e la più recente 1:50000, che mantenendo la stessa risoluzione nei dettagli fisici abbraccia un territorio quattro volte maggiore.
Due sono le serie della Carta d'Italia d'interesse anche per uso escursionistico: quella avente scala 1:25000, realizzata a partire dall'immediato dopoguerra sino a metà degli anni '60 e quindi non aggiornata rispetto allo sviluppo urbano, e la più recente 1:50000, che mantenendo la stessa risoluzione nei dettagli fisici abbraccia un territorio quattro volte maggiore.
Visitare Gorgona
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Cala Maestra |
Per visite all'isola di Gorgona, la più piccola e settentrionale dell'Arcipelago Toscano, ci si può rivolgere all'agenzia turistica Atelier del Viaggio di Livorno (tel. 0586.884154). Si effettuano in gruppi di 30 persone ed il trasferimento, che avviene con barca privata, dura circa 1 ora per tratta. Il costo attuale è di 58 Euro, pranzo (al sacco) escluso.
Sino a non molto tempo fa le escursioni a Gorgona si svolgevano il martedì, unico giorno della settimana in cui il traghetto di linea per Capraia vi faceva sosta. In prossimità dello Scalo la nave veniva affiancata da una barca dell'amministrazione penitenziaria adibita a prelevare i passeggeri e trasportarli sull'isola. Il rientro era fissato in tempo utile per la coincidenza con il viaggio di ritorno della nave.
Sino a non molto tempo fa le escursioni a Gorgona si svolgevano il martedì, unico giorno della settimana in cui il traghetto di linea per Capraia vi faceva sosta. In prossimità dello Scalo la nave veniva affiancata da una barca dell'amministrazione penitenziaria adibita a prelevare i passeggeri e trasportarli sull'isola. Il rientro era fissato in tempo utile per la coincidenza con il viaggio di ritorno della nave.
Elba
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Torre Vecchia
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Gorgona è anche nota per il suo profilo, simile a quello di un volto femminile. Il rilievo che ne rappresenta le ciglia è in realtà una affascinante torre edificata dalla Repubblica marinara di Pisa nel XII secolo per fronteggiare i pirati saraceni: Torre Vecchia, in alcuni testi detta anche Fortezza Pisana. Sorge nel fianco occidentale dell'isola, a circa 200 metri di altezza sul livello del mare, poggiata ad uno sperone di roccia che ha tre lati esposti al precipizio ed uno stretto accesso, testimonianza di astuzia e rivelatrice dell'ardimento che gli abitanti dovevano contrapporre alle devastanti incursioni.
Da troppi anni questo prezioso capolavoro avrebbe necessità di un serio consolidamento e di ben altra valorizzazione di quanto consentito dall'anacronistica presenza del carcere.
Da troppi anni questo prezioso capolavoro avrebbe necessità di un serio consolidamento e di ben altra valorizzazione di quanto consentito dall'anacronistica presenza del carcere.
Gorgona

San Pietro
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La costa settentrionale |








